lunedì 25 maggio 2009

Destinazione ateismo

Mi è capitato di notare che ci sono persone (forse molte) che vedono l'ateismo con grande perplessità.

Stranamente suscita meno sconcerto dire di essere non credenti piuttosto che atei; in effetti un non credente è o ateo oppure agnostico, però l'agnosticismo sembrerebbe non implicare una totale negazione di ciò che i credenti credono, anche se nei fatti un agnostico pensa alla fede allo stesso modo di un ateo: come qualcosa senza senso di cui non si ha alcun bisogno.

Le persone credenti (in buona fede) vedono me ateo, nella migliore delle ipotesi, come qualcuno che ha rinunciato a qualcosa di veramente grande e importante della vita. Nella peggiore delle ipotesi, invece, come qualcuno che ha deciso di condannare se stesso alla dannazione eterna (per la verità non mi è mai capitato personalmente, ma ho letto commenti di questo tono da parte di credenti in giro per la rete). Poi c'è un vasto gregge di sedicenti credenti che sono totalmente indifferenti alle loro credenze, non praticano la loro religione, non la conoscono... insomma, sono non credenti de facto, ma si sposano in chiesa, battezzano i loro figli e fanno frequentare loro la facoltativa ora di religione a scuola, appoggiano aprioristicamente la gerachia ecclesiastica, votano partiti che ispirano i loro valori alla religione dominante, sono contrari alla laicità dello stato (spesso la confondono con ateismo di stato!); in una parola: gli ipocriti. Ebbene, costoro vedono gli atei come un'offesa alla tradizione ed al buon costume in linea di principio, ma poi quando ne incontrano uno nemmeno lo riconoscono.

Quello che i credenti (almeno i meno "aperti") ignorano completamente (secondo me in cattiva fede) è che praticamente ogni ateo è stato un tempo credente, o, perlomeno, è stato immerso per buona parte della sua giovinezza in un ambiente in qualche modo religioso (famiglia, scuola, oratorio, film, TV), ed ha inevitabilmente assorbito precetti e idee religiose, o le ha financo credute e praticate. Anzi, alcuni atei, come il sottoscritto, un tempo sono stati  credenti ben al di sopra della credenza media. Sarei portato a dire, senza forse azzardare troppo, che gli atei più convinti emergono dalla fede più ferrea (cieca?!).

Pertanto, posso affermare con una certa sicurezza che:

  • gli atei non sono ignoranti della loro fede originaria, ma spesso ne sono conoscitori migliori dei sedicenti credenti;
  • gli atei diventano tali non per ignoranza della loro fede originaria, ma perché l'hanno fatta propria, l'hanno analizzata e sviscerata ed alla fine hanno concluso che è: irrazionale, anacronistica, eticamente insoddisfacente, ininfluente (se non di ostacolo) al raggiungimento della "pienezza di vita" (ai credenti fa malissimo accettare questo dato di fatto);
  • sembra superfluo, ma gli atei non sono satanisti: non credere nell'esistenza dell'entità Dio non significa odiare Dio (come potrebbe?) né tantomeno adorare l'entità Satana (o chi per esso); nell'ateismo quello che trascende i sensi e l'intelletto semplicemente viene ritenuto non esistente;
  • gli atei non sono amorali: semplicemente l'etica religiosa parte (apparentemente) da Dio, quella atea parte dall'uomo;
  • gli atei ritengono che ciascuno può credere ciò che vuole, purché non imponga la sua credenza agli altri (cosa che putroppo in Italia avviene tutti i giorni da parte delle gerarchie ecclesiastiche, della politica, dei media, della "tradizione").

Ora, invito il lettore a dare per buone le precedenti affermazioni. Se vuole approfondirle e capirne le ragioni, è invitato a leggere i successivi post che non mancherò di pubblicare.

venerdì 15 maggio 2009

Il mio primo blog

Dopo aver tanto meditato e riflettuto, ho capito che ciò che mi mancava nella vita era uno spazio in cui esprimere e condividere liberamente con il mondo interconnesso tutto ciò che mi passa per la testa. Ed ecco... il mio primo blog!

A prestissimo :-)