domenica 14 giugno 2020

La chiesa sfacciata (S. Agostino)

Nel precedente post, partendo da una foto scovata probabilmente su Facebook, e con l'ausilio di un libro della piccola biblioteca di storia locale di mio padre, siamo arrivati a (ri)scoprire una chiesa scomparsa sita nell'attuale piazza Carlo Tresca ed ad individuarne anche una paio di resti in loco (resti di finestre; la facciata della chiesa è stata invece trasferita su S. Filippo Neri): S. Agostino.

Per avere informazioni sulla chiesa ho proseguito la ricerca fra i libri ed ho trovato quello che faceva al caso mio: "Monumenti architettonici sulmonesi descritti e illustrati (dal XIV al XVI secolo)" di P. Piccirilli (Rocco Carabba tipografo-editore, Lanciano 1894). Di nuovo il Piccirilli del disegno tratto dal libro di Di Tommaso.
Nell'intestazione precedente la pagina 37 dell'opera troviamo:
Chiesa e convento di S. Agostino
C'era anche un convento!
Dopo una descrizione dell'architettura gotica, alla fine di pagina 41 si legge (corsivi miei):
L'Abruzzo risentì potentemente l'influenza della nuova architettura, come fanno fede i suoi monumenti, e fra questi la chiesa di S. Agostino di Sulmona, la quale col convento, sorgeva fuori la porta S.Agostino, a destra uscendo, proprio di fronte all'attuale palazzo vescovile.
Sembrerebbe che le mie conclusioni sulla posizione della chiesa siano esatte. Abbiamo avuto anche nozione di una porta omonima, su cui tornerò certamente in futuro.
Per comodità riporto qui l'approssimazione della pianta della chiesa del precedente post:
Quanto è corretta la pianta della chiesa e dove si trovava il convento?

Proseguendo la lettura del Piccirilli, in cui si riportano testimonianze documentali sulla chiesa ed il convento - come il fatto che il convento esisteva prima della chiesa e che questa probabilmente già esisteva nel 1315 - si trova, a pagina 44 e 45 (corsivi miei):
Il monastero che era attaccato alla parte laterale della chiesa è sparito, e appena se ne sovviene qualche sulmontino.
Il canonico Pansa che scrisse nel primo decennio di questo secolo [il XIX, NdR], ricorda un maestoso chiostro [...] 
Il tempo, l'incuria e la mano dell'uomo disfecero tutto nei primi del nostro secolo, lasciando della chiesa la facciata mancante della parte superiore e quasi tutto il muro perimetrale verso oriente
I nostri studi sopra questi avanzi ci han fatto sicuri, che la chiesa, ad una nave sola, prima che rovinasse del tutto, non conservava il tipo originale. Gli otto finestroni lunghi e stretti ad archi acuti, che illuminavano l'interno, ricco di affreschi, erano chiusi; [...] il fronte deturpato con finestre rettangolari, che portavano scritto nei loro architravi: SUMTIBUS MONASTERII DE MENSE MARTIIO MDCXIIII.
Cerchiamo prima di migliorare la pianta della chiesa e dopo ci dedicheremo al convento.

I dati sicuri sono la facciata, di circa 14 m di larghezza, e la posizione del muro laterale orientale, che sappiamo che aveva un estremo dov'è attualmente la banca, lungo il lato che rientra per poi proseguire verso l'inizio del corso, ma non sappiamo, dalla parte della ferramenta, dove terminava. Sappiamo solo che la chiesa aveva otto finestroni. Erano otto sul solo muro orientale?
Da quanto a mia disposizione ho potuto valutare che l'intervallo tra le due finestre rimaste è di circa 7,5 m (si potrebbe fare una misurazione precisa in loco). Ammesso che le finestre fossero equidistanti, con 8 finestre su un solo lato si arriverebbe a circa 60 m a cui aggiungere due ulteriori tratti di muro ai due estremi, al di qua ed al di là della prima e dell'ultima finestra rispettivamente, per arrivare agli angoli della chiesa. Questo muro in lunghezza finirebbe ben oltre la ferramenta, che invece ha una lunghezza, fino all'altro estremo, di circa 42 m, e avrebbe reso la chiesa decisamente sproporzionata.
Pertanto sono portato a pensare che gli 8 finestroni siano complessivi, quindi 4 su ciascun lato. A conti fatti, essi si posizionerebbero all'incirca così (tratti color verde, con i due più a nord rappresentanti le finestre attualmente esistenti):
Sul fondo della chiesa non abbiamo informazioni. C'è una nota, la 6, nell'opera citata del Piccirilli, che riporta:
La chiesa fu abbandonata quando cominciò a cadere il tetto, logorato dal tempo e non mai riparato. In seguito fu demolita dell'absida e dei muri perimetrali [...]
Pertanto dobbiamo immaginare un'abside sul fondo. In definitiva potremmo avere una situazione del genere

Ed ora veniamo al convento.
Il convento si trovava lungo un lato della chiesa. Il destro (ad oriente) o il sinistro (ad occidente, verso il centro dell'attuale piazza)?
Guardando il disegno del Piccirilli, che riporto per comodità, a sinistra della chiesa sembra non esserci nulla, mentre a destra abbiamo il muro orientale quasi completo, con tanto di finestroni, e tutti quegli edifici attualmente presenti (edificio dove ora è la banca, la ferramenta ecc.):

Quindi il convento poteva trovarsi a sinistra ed è andato completamente scomparso, o a destra ed essere stato assorbito dagli edifici attuali.
Leggendo ancora dall'opera citata troviamo un indizio. Racconta di come la chiesa fosse legata alla famiglia Meliorati, ed in particolare a Cosimo Meliorati, eletto papa, col nome di Innocenzo VII, il 17 ottobre 1404. In particolare nella nota 2 di pagina 46, in cui cita il De Mattheis, leggiamo (corsivi miei):
In molti edifizi vi sono memorie della famiglia Meliorati, particolarmente nella chiesa di S. Agostino, che era congiunta all'abitazione, nella quale dimorò il pontefice (casa Capograssi) [...]
L'abitazione del pontefice, ovvero casa Capograssi, poteva far parte del convento?
Piccola nota: casa Capograssi si trova in via Innocenzo VII, con portone principale al civico 11.

Tornando al convento, nulla poteva dirsi fino al momento della scoperta casuale di questa foto su Facebook, nuovamente della pagina SFI Sezione di Sulmona "Giuseppe Capograssi" curata dal signor Silvio Cappelli:
Secondo Cappelli si tratterebbe delle:
colonne lignee dell'antico convento - giardino casa Capograssi — a Sulmona.
La foto è fatta dal giardino da cui sono visibili i resti delle due finestre di cui abbiamo detto, solo guardando dalla parte opposta.
Abbiamo trovato anche il convento!
Inoltre, se casa Capograssi, comprendente l'edificio della ferramenta, era effettivamente parte del convento, è possibile che il fondo della chiesa fosse da quelle parti, magari a filo col termine della facciata dell'edificio, sul lato sinistro (guardandolo frontalmente), come già riportato nell'ipotesi precedente sulla chiesa.
Se è valida anche questa ipotesi si arriva a questa planimetria:

Per tale ipotesi mi sono basato sul SIT (Sistema Informativo Territoriale) del comune di Sulmona, in cui ho ho accorpato le proprietà ai fogli 2892 e 1867:
Forse il lato sud del convento era più a sud, magari andava a comprendere la proprietà al foglio 4. Non possiamo saperlo.
Di certo il "maestoso chiostro" doveva coincidere con, od essere un po' più grande del, giardino di casa Capograssi.

Nel prossimo post vedremo meglio lo stato passato della - attuale - piazza Tresca, dell'ingresso nord di corso Ovidio, e le sorti della chiesa, con altre foto interessanti ;-)

domenica 31 maggio 2020

La chiesa sfacciata

Nel precedente post vi ho lasciati con questa foto:


Questa immagine è stata condivisa su Facebook; forse si trattava di questo post. Non avevo mai visto prima quella foto, ma mi ricordava moltissimo... un disegno.
In ogni caso, se vi sembra familiare è perché lo è. Con questa foto - attuale - il mistero viene subito svelato:

La chiesa di S. Filippo Neri in Piazza Garibaldi? Non proprio.

Confrontando le due immagini si nota subito che le finestre sono state tamponate. Se si osserva bene la foto attuale, si può notare il diverso colore dei conci in quella posizione. Forse in questa foto si nota meglio:

La precedente foto si può analizzare meglio a questo link (è necessario avere e attivare il Flash Player). E' una foto del fotografo e archeologo inglese Thomas Ashby ed è stata scatta intorno al 1900. E' parte di una delle collezioni - ed ha il copyright - della BSR (British School at Rome).
Si può notare l'uso di conci nuovi, oltre che nelle finestre tamponate, anche laddove mancavano nell'originale, come nella parasta sinistra, precisamente nella parte superiore comprensiva della cornice (che attualmente è liscia e non ha decorazioni, a differenza della destra).
Evidente, inoltre, il basamento con scalinata al di sotto della facciata, completamente assente nell'originale, oltre che la diversa altezza della parte grezza della facciata, in alto, al di sopra della cornice superiore.
Insomma, nella foto misteriosa non siamo di sicuro di fronte a San Filippo Neri, e non siamo in piazza Garibaldi.

Nella mia memoria di ragazzo, che sfogliava i libri sulla storia locale, è rinvenuto il ricordo di una chiesa in rovina la cui facciata fu smontata pezzo pezzo e ricomposta davanti ad una chiesa che non aveva facciata (San Filippo Neri, per l'appunto).
Ricordavo il disegno di quella chiesa, non la foto. Cercando tra i vari libri, finalmente la scoperta! Nel volume "Sulmona d'altri tempi" del già citato - nel precedente post - Giuseppe Di Tommaso (Accademia degli Agghiacciati, Sulmona 1987), ho trovato questo disegno:
La didascalia:
Chiesa di Sant'Agostino (P. Piccirilli)
Abbiamo il nome! Ci troviamo di fronte alla chiesa in rovina di S. Agostino.
Ma dove si trovava questa chiesa?!

Ancora cercando fra i miei ricordi di ragazzo, mi sovvenivano le parole, forse di mio padre, di una chiesa che si trovava nell'attuale piazza Carlo Tresca. Non solo. Mi sembrava di ricordare anche che ci fossero dei resti dell'edificio, ancora visibili!
Ma dove cercare? Piazza Tresca è... una piazza! A terra non sembra esserci nulla e le uniche strutture verticali sono gli edifici che si trovano sulla destra guardando dal vescovado. Forse i resti erano lì?
Un giorno mi sono fatto una passeggiata, facendo una ricognizione e guardando attentamente... Poi ho scorto questa struttura:

Di che si trattava?
Altre due foto, frontali, una da lontano e l'altra dal basso:
Il fronte della chiesa sappiamo che non c'era più. Quindi restavano le due pareti laterali e il fondo.
Guardando meglio il disegno del Piccirilli e la foto originale, potevo concludere due ordini di cose:
  1. la luce solare proviene dalle spalle dell'osservatore e da sinistra; inoltre le ombre sembrano abbastanza lunghe;
    1. quindi siamo all'inizio della mattinata o nel tardo pomeriggio, e di conseguenza l'osservatore sta guardando o da sud-est verso nord-ovest o da sud-ovest verso nord-est;
    2. inoltre una grande ombra, visibile nella foto, arriva quasi a lambire la chiesa; deve essere proiettata da un edificio alle spalle, e forse a sinistra, dell'osservatore;
  2. alle spalle della chiesa, di fronte l'osservatore, si scorge:
    1. una montagna, in particolare a sinistra,
    2. e - nel disegno - degli edifici sulla destra, di cui:
      1. un muro, con quella che sembra una porta grande, che appare a filo con la facciata della chiesa, e che prosegue facendo un angolo (circa perpendicolare);
      2. oltre il muro un albero, forse un giardino, e, ancora oltre, una casa, con tanto di tetto e comignoli, e a destra di quest'ultima, un edificio di cui si scorge il suo angolo sinistro, apparentemente con una cantonata.

Ammesso che la zona della piazza sia rimasta simile ad oggi, l'unica posizione in cui poteva trovarsi l'osservatore, in particolare nel disegno, è quella che ci restituisce all'incirca questa foto:
Pertanto:
  1. nella foto originale il sole era quello del tardo pomeriggio e quindi l'osservatore guardava da sud-ovest; inoltre la grande ombra sul terreno doveva essere quella del vescovado;
  2. la montagna alle spalle della chiesa è il Morrone, e gli edifici alla destra di questa dovevano essere le strutture che vediamo anche oggi.
Il tutto si può vedere bene, oltre che recandosi sul posto ;-) anche da questa posizione di Google Street View.
Quindi la chiesa scomparsa aveva la sua parete laterale destra coincidente col muro dell'attuale banca e a proseguire verso la ferramenta! Quindi la struttura restante dell'edificio, che abbiamo visto in precedenza, poteva essere solo una finestra.

Riassumendo, la chiesa di S. Agostino si trovava nella parte destra dell'attuale piazza Tresca, guardando dal vescovado, con gli edifici attuali alla sua destra! Il suo lato sinistro era in mezzo alla piazza, dalla parte del monumento ai caduti, il fondo all'incirca all'altezza della ferramenta mentre il fronte esattamente all'altezza del muro con quella sorta di vetrina della banca.
Vediamo un'approssimazione della pianta:
In rosso il muro comune con gli edifici esistenti, con i resti della finestra in verde, mentre in giallo il presunto perimetro degli altri lati.

Per lungo tempo ho cercato di sapere di più sui resti della finestra, murata, visibili dalla piazza. Soprattutto, non avevo modo di capire la forma della finestra e la sua altezza dal suolo. Ho pensato che molto si sarebbe potuto vedere guardando dall'altra parte del muro, dall'interno del giardino fra banca e ferramenta. Ho costatato che dalla ferramenta, da una piccola finestra che guarda sul giardino, non si scorge nulla, un po' per la posizione e un po' perché il giardino, il giorno in cui avevo fatto il tentativo, era pieno di vegetazione.
Poi, qualche tempo fa, ho avuto la fortuna di imbattermi in alcune foto su Facebook della pagina SFI Sezione di Sulmona "Giuseppe Capograssi" e nella disponibilità del signor Silvio Cappelli. La finestra era visibile dal giardino e completa:
La finestrella in basso a destra è quella da cui avevo tentato l'osservazione, nel locale della ferramenta.
Inoltre - sorpresa inaspettata! - è presente un'altra finestra (mozzata in alto dove termina il muro):
La finestra si scorge appena verso il centro della foto, dietro le piante di fico (si vede la parte destra, alta, e la parte sinistra, poco più in basso).

Con questi risultati, potremmo fare ulteriori analisi...

sabato 30 maggio 2020

Sono tornato!

E' davvero molto che non scrivo un post su questo mio blog personale. L'ultimo risale addirittura a 9 anni fa!
Non nego che mi risulta un po' strano leggere questi miei pensieri atei così radicali. Diciamo che il mio atteggiamento di base nei confronti della credenza è rimasto immutato, ad anche quello nei confronti della gerarchia ecclesiastica e dei suoi innumerevoli privilegi, complice la politica asservita. Tuttavia oggi non sento più di dover scrivere intorno a queste cose, perché probabilmente lo fa già benissimo l'UAAR, di cui i miei post passati sembrano una specie di fotocopia. Sicuramente molto ha contribuito anche Facebook, e la possibilità - da me sfruttatissima - di esternare lì i miei pensieri, spessissimo condividendo quelli altrui.
Pertanto penso che in questo spazio possano, a questo punto, manifestarsi pensieri e riflessioni più originali, sicuramente diversi.

Vorrei riprendere a scrivere divulgando i risultati di alcune investigazioni che ho condotto. Investigazioni - incredibile a dirsi da parte mia - di natura storica.  Non ho mai amato la Storia, però ho sempre nutrito un certo interesse per i fatti e le peculiarità della mia terra, e sono sempre stato interessato ai cambiamenti avvenuti nel passato, in particolare per quelli documentabili (e documentati) da fotografie.
Questo interesse è da sempre vivo in me. Complici i libri di piccoli e grandi editori locali che mio padre si procurava - anche egli interessato alle proprie origini (probabilmente più di me), fin da ragazzo ammiravo le antiche fotografie di Sulmona, cercando di riconoscere i luoghi e quindi i cambiamenti intercorsi, affascinato da ciò che non esiste più e, parimenti, da ciò che esiste tutt'ora. Non sorprendentemente spesso le fotografie, e a volte i libri, erano frutto del lavoro certosino dello scomparso Giuseppe Di Tommaso, per tutti Pinuccio, amico di mio padre, con cui condivideva la passione per la fotografia, la nostra città e la montagna.

Quindi, da un lato le conoscenze pregresse, le immagini che si sono stampate nella mia mente, spesso senza capirle troppo. Dall'altro lato, negli ultimi tempi, Facebook, che si è rivelato un utile strumento di conoscenza, grazie alla facilità con cui è possibile condividere immagini ed informazioni e, soprattutto, la possibilità di commentare ed intessere discussioni, anche al fine di chiarire, ad esempio, una foto come questa:
Una chiesa?! Ebbene, sì.
Di cosa si tratta precisamente? Lo scopriremo la prossima volta :-)

domenica 20 marzo 2011

venerdì 18 marzo 2011

Vogliono che ci mettiamo una croce sopra


Oggi, 18/03/2011, la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, nella seduta della Grande Camera, ha sentenziato: i crocifissi nella scuola pubblica italiana non discriminano i bambini figli di genitori non cattolici e non impediscono a questi ultimi di dare ai loro figli l'educazione che ritengono più opportuna, soprattutto nella sfera religiosa. Sempre secondo la Corte, è facoltà dello Stato italiano perpetuare certe "tradizioni" (educative?) affiggendo sulla testa di tutti nella scuola pubblica una determinata suppellettile la quale, sempre secondo la Corte, non può avere un ruolo attivo nel condizionare la crescita e l'insegnamento dei bambini.

Innanzitutto vorrei sottolineare come questa sentenza, emessa in seguito al ricorso dell'Italia presentato il 28/01/2010, sia diametralmente opposta a quella emessa il 3/11/2009; ma si sa che tra diversi gradi di giudizio i giudici possono avere opinioni molto diverse. In ogni caso, il punto nodale della sentenza è che la CEDU ritiene il crocifisso un elemento passivo, facente parte essenzialmente dell'arredo scolastico, il cui significato religioso (cioè essere simbolo della religione cattolica) è secondario, e sia prevalente il richiamo a non ben determinati valori di italianità e civiltà.

A me questa sembra una balla colossale! Ci si dovrebbe chiedere, e mi si perdoni l'estrema franchezza - i più sensibili non proseguano la lettura - come il simulacro di un cadavere inchiodato ad una croce rappresenti supposti valori civili quali la giustizia o l'uguaglianza (o la democrazia?), quando (l'elenco non è esaustivo):

  • la morte di Cristo (per chi ci crede) è stata frutto di un processo ingiusto e a senso unico,
  • i pagani (ovvero i non cristiani di allora) sono stati perseguitati e uccisi in nome di quella croce
  • i crociati hanno conquistato e sterminato in nome di quella stessa croce,
  • gli inquisitori hanno confiscato, imprigionato, torturato e ucciso in nome di quella stessa croce,
  • molti bambini ebrei italiani sono stati battezzati a forza nel segno di quella stessa croce,
  • gli abusi pedofili dei preti cattolici si sono consumati sotto quella stessa croce,
  • ecc.

E si badi bene: tutti questi eventi si sono realizzati nella convinzione dei loro esecutori di essere nel giusto (si ricordi, ad esempio, che i crociati ricevevano una assoluzione preventiva per le loro future efferatezze)!

Si dirà, l'imposizione del crocifisso è prevista per legge. Non è vero: essa è stata prescritta da due circolari ministeriali, fra l'altro di epoca fascista, insieme a quella dell'immagine del re! E il re dove lo mettiamo? Ah, già... non siamo più in una monarchia. E la religione di stato? Cancellata, con il concordato nel 1984. E allora? Cosa resta?

Resta che gli italiani, politici in testa, sono una manica di ipocriti. Con un presidente del consiglio puttaniere, con molti politici divorziati ma sedicenti cattolici, con una corruzione dilagante nelle pubbliche amministrazioni, con un partito - la Lega Nord - che dimentica selettivamente il suo recente paganesimo padano per ergersi a difensore delle famigerate radici cristiane dell'Italia, con un presidente della Repubblica che va a braccetto con la Chiesa ai festeggiamenti dei 150 anni dell'unità italiana avversata sempre e fino all'ultimo proprio dalla Chiesa, e - dulcis in fundo - con una Chiesa che guarda tutto ciò e chiude un occhio - anzi entrambi - in cambio di laute prebende (8x1000, sovvenzioni ad enti ecclesiastici, scuole cattoliche private, cliniche ecc.).

Quella croce, ecco la verità, è la foglia di fico sulle vergogne, tutte italiane, che ci contraddistinguono ed identificano nel mondo grazie a questa classe politica, a questa Chiesa, a questa cultura intrisa di ipocrisia tutta cattolica (pecca pure figliolo, tanto dopo c'è la confessione ed il perdono!). Agli occhi degli italiani, se cadesse quella croce, cadrebbe l'Italia; perché cosa resterebbe alla fine? La tradizione della corruzione e della mafia? La tradizione di secoli di oscurantismo e di avversione ad ogni progresso morale e scientifico?

Alla CEDU i giudici avranno pensato: "poveri italiani, sono ridotti così male: hanno 1617 violazioni riscontrate per i tempi eccessivi della giustizia (o proprio per la mancanza assoluta di giustizia)..." [violazioni puntualmente ignorate dai media e dai politici - ci supera solo la Turchia] "...concediamogli almeno una vittoria simbolica! Ecco qua: il vostro crocifisso lo potete lasciare al suo posto, così avrete la coscienza pulita e lo stato vostro padrone, ovvero il Vaticano in tutte le sue emanazioni, è contento!"

domenica 20 dicembre 2009

Libertà crocifissa

Il parossismo crocifiggente delle ultime settimane ha superato il limite della decenza, anzi, non gli è mai stato al di sotto.

L'essere (per molti ipocriti, solo professarsi) cattolici, è stato assurto a principio di italianità, una sorta di obbligo civico, come ai tempi del Ventennio. Dimenticando tutta la storia successiva (la Costituzione, in primis, e il nuovo concordato del 1984) e precedente (addirittura i principi illuministici ispiratori delle moderne democrazie, e l'Unità italiana portata a termine solo dopo la conquista di Roma), si sta realizzando un nuovo pericoloso matrimonio tra politica e religione (cattolica). I non cattolici, che chiedono il rispetto della laicità dello Stato nelle sue diverse istituzioni a cominciare dalla scuola pubblica, che chiedono il rispetto di una sentenza di un organismo legalmente riconosciuto dallo Stato italiano (si aggiorni, ministro La Russa!), questa minoranza di italiani è oggi oggetto di una intolleranza vestita di legalità! Le numerose delibere comunali che hanno imposto crocifissi ovunque e multe fino a 500 € a chi li rimuove (o non li espone) sono l'esempio più immediato di questo clima di prevaricazione. Mentre l'esempio pessimo è sicuramente la molto tollerante e laica proposta di legge che renderebbe la rimozione o la mancata esposizione del crocifisso nientemeno che un reato!

In pochissimo tempo, insomma, i nostri rappresentanti politici, nella loro opportunistica e ipocrita difesa del simbolo del cattolicesimo, sono riusciti addirittura a superare i loro vecchi maestri in camicia nera. Data la proposta di legge citata, vien da chiedersi se per caso non vogliano provare ad equiparare la non credenza stessa ad un reato. L'aspetto più triste è che i rappresentanti della Chiesa, politicanti più degli stessi politici, non hanno detto una sola parola di condanna verso questa intolleranza dilagante, o verso la manifesta degradazione del loro simbolo più caro da supposto rappresentante di un messaggio di amore e di pace universale a mero strumento della propaganda politica a sostegno di una imprecisata identità italiana.

Ormai anche nell'azienda in cui presto la mia opera, il direttore del personale (che è anche presidente del consiglio comunale) non è stato da meno in questa corsa agli armamenti... pardon, armamentari religiosi. Dopo aver invitato il vescovo lo scorso 1 Aprile, in occasione della imminente Pasqua, in una riunione comunicata ai dipendenti senza specificarne la natura, nel corso della quale non sono mancati raccoglimento e preghiere, ora non poteva privarci della presenza, indispensabile sul posto di lavoro, dei tanto amati crocifissi: negli scorsi giorni, infatti, sono stati prontamente esposti a ribadire che c'è lavoro e lavoro, e che il nostro è realizzato senza l'impiego di manodopera miscredente, quindi di sicura moralità, e magari di maggior qualità e convenienza per il pio cliente.

sabato 14 novembre 2009

Finalmente (?)

In questi giorni mi sento in uno stato contraddittorio di positiva attesa e di desolante frustrazione.

Sono passati 10 giorni dalla divulgazione della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (una traduzione in italiano) in merito alla presenza dei crocifissi nelle aule della scuola pubblica. Da laico, nonché ateo, non posso che essere d'accordo con la sentenza, ultimo risultato del lungo percorso portato avanti dall'UAAR. Dirò di più; quando ho appreso la notizia ho fatto i salti di gioia: finalmente un riconoscimento importantissimo alla causa della laicità in Italia, concetto sempre sbandierato a parole ma quasi sempre disatteso nei fatti. Mi è sembrato di vivere un momento storico per la svolta positiva che avrebbe impresso al cammino di civiltà non sempre facile del nostro paese. Ovviamente sono stato più che felice, nei giorni successivi, di vedere l'UAAR in quanto tale addirittura in un TG nazionale! Parlare dell'associazione e delle sue battaglie finalmente a livello dell'intero paese. Solo la (mancata) campagna pubblicitaria sugli autobus genovesi, che aveva scatenato un tam tam mediatico senza precedenti (e completamente gratis), mi aveva regalato un senso di soddisfazione paragonabile.

Ma, tornando alla sentenza europea, nonostante sia molto dura, ma precisa ed inoppugnabile, mai avrei pensato che avrebbe fatto esplodere una bomba di tale potenza nell'opinione pubblica, almeno a giudicare dalle notizie e dai dibattiti televisivi. Ero francamente convinto che gli italiani non fondamentalisti, che sono la maggioranza... diciamo quelli piuttosto indifferenti alla religione in cui sono stati battezzati e, presumibilmente, cresciuti... beh, pensavo che questi italiani avrebbero finalmente aperto gli occhi e pensato onestamente: "ma sì... che ci sta a fare quel simbolo lì, nella scuola di tutti? me lo sono sempre chiesto da giovane...".

E invece? Abbiamo assistito in questi giorni a reazioni che definirei oscene, a cominciare dai governanti (in primis il ministro della difesa La Russa), i quali hanno giurato sulla Costituzione della Repubblica, e dei politici in genere, i quali dovrebbero conoscere il principio di laicità dello Stato ed il rispetto delle minoranze (costituite anche queste da loro elettori). Poi c'è stato il finto dibattito su Canale 5, andato in onda domenica 8/11/09, in cui si assisteva ad un linciaggio, dei peggiori, delle opinioni favorevoli alla sentenza - ovviamente quando veniva concesso di parlare ai loro sostenitori. E poi le minacce alla famiglia Albertin, promotrice della causa europea.

Questa sentenza è riuscita a tirar fuori davvero il peggio dell'italiota medio, a cominciare dai politici nostri rappresentanti:

  • l'ignoranza del principio di legalità (il rispetto della legge e delle sentenze di qualunque tribunale), per cui chi rispetta le regole è un fesso, chi non le rispetta è furbo (o uno strenuo difensore della tradizioni...);
  • l'ignoranza (in buona, o peggio, in malafede) della differenza tra legge e consuetudine (nessuna legge impone il crocifisso, anche se è consuetudine esporlo nei luoghi dello stato - scuole, tribunali, uffici della PA ecc.);
  • la mancanza di rispetto delle minoranze e di chi, in generale, ha una opinione diversa dalla propria, equivalente ad assurgere a principio di giudizio la "dittatura della maggioranza", per cui se una cosa non sta bene o crea delle difficoltà a pochi allora non è un problema (ed infatti vien fuori il rispetto per i disabili - reticenza ad abbattere le odiose barriere architettoniche -, dei credenti di alcune fedi - opposizione di principio alla costruzione di edifici di culto -, degli immigrati - diffidenza o aperto odio -, degli omosessuali - è così difficile da capire che non sono malati?!? -, dei meridionali - forse maggiormente un po' di anni fa - e, ultimo in ordine di tempo, dei non-credenti, almeno in modo plateale);
  • la mai abbastanza criticata ipocrisia italiana (questa sì antica consuetudine), per cui, tra i sedicenti cattolici: la quasi totalità è ignorante delle cose in cui dichiara (spesso con orgoglio) di credere, quasi nessuno va in chiesa, molti scelgono il matrimonio civile, molti sono i divorziati, moltissimi ricorrono all'aborto (come contraccettivo), non pochi ricorrono alla contraccezione; ma poi... guai a toccargli il crocifisso nei luoghi dello Stato, cioè di tutti;
  • ed ultima, ma forse più importante, la maleducazione, che passa presto alla violenza verbale, all'intolleranza, qualche volta all'odio e, speriamo mai, alla violenza fisica... in perfetto spirito cristiano!

Ma in tutto questo i cattolici veri, caritatevoli e tolleranti, dove sono? E la loro Chiesa?

Ma gli uni e l'altra sono consapevoli che tutti, in tutto il mondo, stanno associando questa risposta feroce e intollerante alla sentenza di Strasburgo a loro?

Onestamente, resto in attesa di una risposta, anche se ormai sto perdendo le speranze...